Ciò che ti isola ti salva, è la vita che ti mette in pericolo. Marilù abita in cima a un’isola: sotto c’è il villaggio, in mezzo il bosco e infine la radura con la sua casa, dove nemmeno i frequenti incendi estivi possono raggiungerla. Sua figlia Angela, che sente di aver ricevuto da lei soltanto trascuratezza, si trova costretta a malincuore ad affidarle per tre mesi la figlia Adelaide, che si fa chiamare Adè, adolescente tanto attiva in Rete quanto insicura nel mondo e nel proprio corpo.
Avrà inizio una lunga estate, nella quale nonna e nipote si conoscono e si riconoscono, mentre la madre irrompe con telefonate ansiose. Per Adè la vacanza non potrebbe cominciare peggio, invece a poco a poco diventa un percorso umano
pieno di sorprese.
Sul delicato confine fra amare, proteggere e lasciare andare, fra prendersi cura e avvelenare, le tre, di madre in figlia, provano a capirsi. Ciascuna ha agito con le migliori intenzioni, anche se a volte il rancore, il dolore e l’amore accecano, lungo questa storia familiare al femminile nella quale Concita De Gregorio intreccia tre generazioni, tre epoche della storia e tre stagioni della vita nelle voci di Marilù, Angela e Adè: subito così vere, così vulnerabili e vive da risuonare immediatamente intime.
Concita De Gregorio è giornalista e scrittrice, firma storica del quotidiano la Repubblica, ha lavorato per Clarín, per El País, ha diretto l’Unità dal 2008 al 2011, oltre ad aver ideato e condotto programmi per la radio e la TV tra i quali Cactus, Fuoriroma, Pane quotidiano.
Con il romanzo Di madre in figlia (Feltrinelli), successo editoriale che ha superato le centomila copie vendute, firma una narrazione che, attraverso tre diverse voci e sensibilità, ci accompagna in un viaggio lungo un filo sottile che unisce tre generazioni di donne, in un cerchio della vita e dell’amore
che risuona come un’armonia.
giovedì 16 aprile · ore 21,00 darfo boario terme · teatro san filippo · Via Cimavilla, 14
musica per giovani animali omaggio a stefano benni
Letture di Angela Finocchiaro con Alberto Rollo
Dal luogo in cui Stefano Benni ha passato
gli ultimi anni si sentiva la sua Bologna.
La bella via Saragozza era appena lì fuori. Gli piaceva andare al caffè Billy. Riconosceva tutti ma era come se il tempo gli si accartocciasse in mano: la durata di una visita era una variante imprevedibile.
Del resto è una variante imprevedibile anche la vita. E come tale ce l’ha raccontata da quando ha cominciato a prendere
per la coda l’immaginazione.
Tra gli scrittori italiani, Benni, il Lupo, è stato quello che più profondamente ha avuto un rapporto snodato, leggero, fascinoso
con il fantastico.
Senza questa predilezione per il fantastico la sua stessa predilezione
per il comico non avrebbe avuto la vastità e la complessità che ora rammentiamo con devozione.
Benni e Ariosto, una coppia fantastica dentro la curva del tempo.
L’autore di opere amatissime come
La Compagnia dei Celestini e Il bar sotto il mare è stato uno scrittore che ha amato la musica e il teatro, anche perché del teatro del mondo e del ritmo era fatta la sua scena letteraria: i suoi attori e i suoi musicisti - e suoi lo son stati davvero - lo sanno, lo hanno imparato.
Stanno lì davanti alla fonte del comico come davanti a una opportunità di esistere o di esistere meglio. E meravigliosa compagna di tanta avventura è stata Angela Finocchiaro, attrice cinematografica e teatrale,
che torna a dare voce e vita alle pagine dell’autore accanto
alla conduzione di Alberto Rollo, scrittore e critico.
Stefano Benni è stato un uomo generoso: lo è stato con tanti. Restituiamogli la memoria che abbiamo di lui.
giovedì 23 aprile · ore 18,00 brescia · auditorium santa giulia · via piamarta, 4
peter greenaway
francesco vezzoli
Una conversazione tra antico e contemporaneo
in collaborazione con:
Da oltre quarant’anni l’opera visiva del regista Peter Greenaway, autore del volume He Read Deep Into The Night (Bakemono Lab, con le illustrazioni di Stefano Bessoni), è divisa tra le pellicole cinematografiche e le installazioni video digitali, creando un ponte tra l’arte della tradizione e i linguaggi dell’epoca contemporanea, e reinventando l’estetica artistica in un vertiginoso labirinto visivo e letterario. Pellicole come Le cadute (The Falls), Il ventre dell’architetto (The Belly of an Architect), Giochi sull’acqua (Drowning by Numbers) e I racconti del cuscino (The Pillow Book) assumono la struttura di dispositivi artistici capaci di vivisezionare secoli di arte in un
processo creativo che decostruisce il passato
per creare nuova forma e nuovo pensiero,
nell’era del post-moderno.
In un percorso parallelo le sue installazioni, realizzate per i più importanti musei del mondo e in dialogo con i Maestri della storia dell’arte, re-interpretano e ri-creano il concetto stesso
di arte nell’epoca multimediale proiettata
verso il futuro.
Allo stesso modo l’arte di Francesco Vezzoli
– come testimonia l’installazione Victoria Mater. L’idolo e l’icona realizzata per Fondazione Brescia Musei presso Brixia. Parco archeologico di Brescia romana (fino al 21 giugno 2026), in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il sostegno di Regione Lombardia e Gruppo Intesa Sanpaolo – da anni lavora sul confronto dialettico tra il patrimonio artistico della nostra tradizione e gli impulsi dei nuovi linguaggi contemporanei, fondendo video, pittura e scultura, modellando la sensibilità del presente per riscrivere la storia dell’arte sotto un nuovo segno: un processo che, da opere come
Trailer for a Remake of Gore Vidal's Caligula, Democrazy e Love Stories, è approdato al progetto Idoli di bronzo, che mette in dialogo i bronzi figurati ritrovati esattamente 200 anni fa nell’intercapedine del tempio capitolino di Brescia con l’Idolino di Pesaro, capolavoro scoperto nella città marchigiana nel 1530 e ritenuto da Johann Joachim Winckelmann una delle statue più belle mai giunte dall’antichità greca. Greenaway, Vezzoli: l’incontro di due artisti, due mondi, due sguardi che, percorrendo il patrimonio artistico, reinventano il passato e il presente in un processo creativo oltre i confini, nel territorio inesplorato della creazione artistica.
venerdì 24 aprile · ore 21,00 bienno · chiesa di santa maria annunciata · via santa maria
Si immerse nella lettura fino a notte fonda.
He Read Deep Into The Night
Modera domenico de gaetano
Peter Greenaway è un regista cinematografico di culto, amato in tutto il mondo. Le sue opere, fondate su un forte senso estetico radicato nella storia dell’arte e della letteratura, spaziano da titoli come I misteri del giardino di Compton House (The Draughtsman's Contract), Lo zoo di Venere
(A Zed & Two Noughts) e Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante (The Cook, the Thief, His Wife and Her Lover), confermandosi come uno degli sguardi più complessi del contemporaneo. La sua attività di cineasta affianca quella di artista attraverso una serie di installazioni digitali, come l’esplorazione della Ronda di Notte di Rembrandt al Rijksmuseum di Amsterdam, L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano e Le Nozze a Cana di Veronese, sull'isola di San Giorgio a Venezia.
A lui sono stati assegnati titoli honoris causa dalle Università di Edimburgo, Bucarest, Southampton e Utrecht; è stato insignito di un CBE nel 1990, del titolo di Commendatore della Legion d'Onore nel 2013 e di un BAFTA nel 2014 per i servizi
resi al cinema. Nel primo volume dal titolo He Read Deep Into The Night (Bakemono Lab) Greenaway torna alla scrittura firmando cento racconti assurdi, idee per film mai realizzati, appunti entomologici su un'umanità afflitta dal disagio esistenziale e in preda delle ossessioni. Le storie sono accompagnate dalle illustrazioni di
Stefano Bessoni, filmmaker innamorato della stop-motion, disegnatore di creature poetiche e inquietanti, in un
incontro/scontro tra parola e immagine che si muove in una costellazione di riferimenti ai quali il regista si ispira:
tra le pagine si animano pittori e dipinti, uccelli e storia naturale, anatomia, Roma e i Romani, i Paesi Bassi e gli olandesi, Darwin,
Rembrandt ed Enrico VIII, in un
viaggio narrativo che permette agli autori di parlare di morte, perdita, arroganza umana, invecchiamento
e mortalità con un tono talvolta
colto, ironico e bizzarro, in un inno
lirico alla creazione artistica
oltre ogni confine.
martedì 28 aprile · ore 21,00 angolo terme · teatro parrocchiale · oratorio "g. tovini"
gabriele micalizzi
in collaborazione con:
Il vero reportage al tempo dell'AI e delle fake news
Gabriele Micalizzi è un fotogiornalista italiano. Collabora con testate nazionali
e internazionali come New York Times, The Guardian, Internazionale e Wall Street Journal. È uno dei fondatori del collettivo CESURA.
I suoi lavori si concentrano sull’analisi e sulla rappresentazione della condizione sociale delle persone e del rapporto che esse instaurano con il contesto in cui vivono.
Nel 2011 ha iniziato a documentare
gli eventi legati alla cosiddetta
“Primavera Araba”.
Nel 2016 ha vinto Master of Photography e ha avviato la sua collaborazione con Leica. Nello stesso anno ha presentato il lavoro dedicato alla situazione libica, DOGMA.
Nel 2019, durante l’offensiva curda nell’area di Baghuz contro l’ultimo bastione dell’ISIS, è stato ferito da un razzo RPG. Dopo l’incidente,
nel 2020 ha documentato l’arrivo
delle truppe turche in Libia.
Durante la pandemia di Covid-19 in Italia ha raccontato il territorio più colpito
dal virus, spostandosi tra Bergamo
e il resto della Lombardia.
Nel 2022 ha documentato la guerra in Ucraina per WSJ, Die Zeit e Le Monde.
Per questi lavori, nel mese di settembre è stato insignito del premio giornalistico Premiolino alla Triennale di Milano.
Nel 2023 ha documentato l’alluvione
di Derna, le rotte migratorie in Tunisia
e l’attacco terroristico di Hamas
contro Israele.
Nel 2024 si è recato a Jakarta per fotografare l’attuale crisi di sovrappopolazione e il progressivo “sprofondamento” della città. Nell’ottobre dello stesso anno ha poi viaggiato in Libano nel pieno della campagna militare israeliana in corso.
martedì 12 maggio · ore 21,00 cedegolo · museo dell'energia idroelettrica di valle camonica - via roma, 48
Che cosa resta dell’opinione pubblica nell’epoca dei social, delle bolle digitali, dell’informazione infinita e
dell’attenzione ridotta a un lampo?
Ezio Mauro, direttore de La Stampa dal 1992 al 1996 e de La Repubblica dal 1996 al 2016, da anni è una voce-faro del nostro tempo, autore di volumi come La felicità della democrazia (con Gustavo Zagrebelsky; Laterza), L’anno del ferro e del fuoco. Cronache di una rivoluzione (Feltrinelli) e La caduta. Cronache della fine del fascismo (Feltrinelli).
Nel recente volume Il silenzio dell’opinione pubblica (Feltrinelli), Mauro e il celebre sociologo Zygmunt Bauman si confrontano in un dialogo serrato sulla trasformazione dell’agorà in un labirinto di solitudini connesse, dove la politica perde presa sulla realtà e i cittadini scivolano nell’impotenza
e nel risentimento.
In un mondo sempre più difficile da decifrare, l’opinione è un punto di ancoraggio sulla realtà, un tentativo di comprenderla, di formulare un giudizio, di maturare delle scelte consapevoli.
È una manifestazione di autonomia e allo stesso una responsabilità.
L’opinione esprime la nostra relazione con il mondo: un processo di penetrazione del reale che però sta diventando sempre più faticoso.
Ma per quali motivi?
Da questi interrogativi nasce un volume che è una mappa lucidissima del nostro presente: la crisi dei media, la cultura dell’oblio, la secessione delle élite, la paura dell’altro, la fragilità
delle democrazie.
Ma, nel cuore di questa epoca senza opinione pubblica, Bauman e Mauro rivendicano l’ostinazione del pensiero critico e della speranza: l’unica forza capace di restituirci parola, responsabilità e futuro.
giovedì 21 maggio · ore 21,00 gianico · biblioteca "g. mondini" · via marconi, 9
marco rossari
Piccolo dizionario delle malattie letterarie
Sapete che cos’è la proustatite?
E il flagello di Céline?
E la psicosi di Dickens?
Sono solo alcune delle voci che compongono un vero e proprio dizionario che elenca in rigoroso ordine alfabetico tutte le patologie che possono cogliere
chi ama leggere.
Partendo da una serie di voci esilaranti e colte, Marco Rossari dà vita a un monologo che racconta classici antichi e moderni, scrittori e scrittrici di ogni tempo, in una catartica confessione
sul morbo che affligge il mondo.
Borges, David Foster Wallace,
Emily Dickinson, Dostoeveskij, Gadda, Annie Ernaux: ogni grande nome si accompagna a una piaga pericolosissima.
Ne esce una lezione sulle idiosincrasie di chi scrive e chi legge, che mette alla berlina il mondo letterario
con garbo e irriverenza.
La letteratura è una malattia e il volume Piccolo dizionario delle malattie letterarie (Einaudi) ne è la cura, sotto prescrizione di Marco Rossari, scrittore e traduttore, autore di opere come Nel cuore della notte (Einaudi), L’ombra del vulcano (Einaudi)
e Le bambinacce (Feltrinelli),
scritto con Veronica Raimo.
Ha tradotto autori come Charles Dickens, George Orwell, Joseph Conrad, Francis Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, T.S. Eliot, Dave Eggers, Alan Bennett, John Niven e tanti altri.
Scrive per diverse testate e insegna alla scuola di scrittura Belleville.
Da anni cura letture sceniche
e reading di classici moderni.
martedì 26 maggio · ore 21,00 esine · sala consiliare · piazza giuseppe garibaldi, 1
monica acito valentina maini riccardo meozzi
la vita tra le pagine un dialogo tra le nuove voci della narrativa italiana
Modera stefano malosso
Acuta osservatrice del nostro tempo, una nuova generazione di scrittrici e di scrittori si sta affacciando sulla scena editoriale del nostro Paese. La loro scrittura, personalissima e ricca di sfumature, interroga un’epoca complessa e inafferrabile, precipitando sulla pagina scritta i sogni e le delusioni, i vertici e le cadute, le speranze e le amarezze di un’intera generazione.
Monica Acito, dopo il folgorante esordio con Uvaspina, con il nuovo romanzo La carità carnale (Bompiani) scandaglia il legame tra un padre e una figlia, più forte di ogni peccato e di ogni silenzio, firmando un romanzo di formazione di una ragazza di provincia che diventa donna in una città che vive come un organismo, muovendosi tra passato e presente, fede e magia, carne e spirito in uno straordinario racconto d’amore.
Valentina Maini, dopo la rivelazione di
La mischia, torna al romanzo con Alaska (Bollati Boringhieri). Con una voce magnetica, la scrittrice racconta la storia d’amore, fragile e clandestina, tra la giovane Maia e un uomo più maturo, in una vicenda che è anche una lunga e combattuta affermazione artistica: la ragazza sprofonderà lentamente nel sentimento amoroso e nella sua stessa mente, tra fantasticherie e ossessioni, in un romanzo che dà parola all’inconscio e alle immagini che sembrano annidarsi nella parte più nascosta e congelata dell’anima.
Riccardo Meozzi, dopo una serie di racconti, firma il suo romanzo d’esordio dal titolo Addio, bella crudeltà (edizioni e/o), una storia spietata e fragile come la giovinezza. Giovani protagonisti sono Lidia e Giovanni: lei è una ragazza sola e fragile, lui il contrario, un uomo che vuole dominare la vita. Entrambi prendono dall’altro ciò che vogliono, Lidia un amore che sfiora la dipendenza, Giovanni una passione selvaggia. Dopo il matrimonio, un terremoto nelle loro vite farà invertire i ruoli, spazzando via ogni equilibrio.
Un romanzo affilato sull’amore giovanile, la passione, la malattia e la responsabilità.
mercoledì 27 maggio · ore 21,00 capo di ponte · pieve di san siro
L’orazione è un gesto ragionevole, intimo e sociale, vissuto dagli iniziali ricordi accanto alla nonna fino ai successi musicali, le leggendarie canzoni dei CCCP-Fedeli alla Linea prima e quelle dei CSI e dei PGR poi, in un lungo cammino artistico che è al contempo la crescita spirituale di un uomo che osserva il senso del tempo, della terra e della famiglia, incarnati nella musica, nella scrittura, in un atto spirituale.
Nel volume Óra. Difendi conserva prega (Aliberti Compagnia Editoriale) Giovanni Lindo Ferretti, fondendo il suo viaggio in musica a quello tra le pieghe più intime della spiritualità umana, si conferma tra le menti più vivide del nostro tempo, aggiungendo un nuovo tassello letterario dopo il successo di volumi come Reduce, Bella gente d’Appennino, Barbarico e Non invano: parole come preghiere, riti sacri che, rievocando un tempo passato, contemplano un presente che reclama uno sguardo capace di scandagliare le profondità dell’esistenza.
"Sto invecchiando 1953/2022
il corpo non mente, obbliga riguardi
e cure, lo spirito ancora strappa
velleitario preda di entusiasmi poi
insostenibili. Tendo al selvatico,
solitario, all’ombra di una casa
venerabile dimora, in sintonia col
variare delle stagioni, sensibile alla
presenza animale
le cose visibili ed invisibili
attento all’accadere: un sempre più
rapido mutare. Non ho più alcun
interesse per il racconto che il mondo
fa di sé tra vacuità e tornaconti da
poco.
Sono residuale, in attesa di non so che.
Ho fatta mia la triade dell’ultimo
Pasolini poeta
difendi conserva prega"
wanda marasco
di spalle a questo mondo
Evento annullato
Vincitore del Premio Campiello 2025,
Di spalle a questo mondo (Neri Pozza) è un romanzo di luci e ombre, nel quale la storia individuale diventa una consapevolezza collettiva, donando ad ogni parola il valore della cura. Quel filo esilissimo e carico di sensibilità umana che attraversa tutta la scrittura di Wanda Marasco, autrice amatissima e tradotta in diverse lingue, già vincitrice del Premio Bagutta per L’arciere d’infanzia (Manni) e il Premio Montale per la poesia con la raccolta Voc e Poè (Campanotto), accanto a romanzi come Il genio dell’abbandono e La compagnia delle anime finte, entrambi pubblicati da Neri Pozza e finalisti al Premio Strega.
In Di spalle a questo mondo a dispiegarsi è l’esistenza di Ferdinando Palasciano e sua moglie Olga Pavlova Vavilova. Un dramma, il loro, che è tra i più dolenti e irriducibili: il dramma dell’imperfezione. Fin da bambino Ferdinando ha odiato la morte al punto da fare della salvezza la sua ossessione di medico. Ma una vocazione così grande, scontrandosi con le iniquità subite, non può che fallire e trovare casa nella follia. Olga, nella sua infanzia a Rostov, ha dovuto misurarsi proprio con l’alienazione materna, quintessenza di Storia e fragilità. Unico scampo da essa la fuga, frenata da una radice nascosta sotto la neve e dalla zoppia, che diventa destino e comunione con l’imperfetto. Ma si può vivere a un passo dall’ideale? Ferdinando, dal buio della sua ratio opacizzata, continuerà a salvare asini e pupi; mentre Olga, pur guarita dalla scienza e dall’amore di Ferdinando, tornerà a claudicare. “Voi non credete che quando ci spezziamo è per sempre?”: la domanda che Olga rivolge al pittore Edoardo è sintesi di una irreparabilità e di una caduta che restano perenni.
venerdì 5 giugno · ore 21,00 costa volpino · cinema iride · via torrione
A Hebron, un gruppo di minorenni ebree innalza uno striscione contro i matrimoni misti. A Tulkarem, i ragazzini palestinesi appendono ai fucili le foto degli amici uccisi e si preparano a combattere i soldati israeliani. A Teheran, Abbas piange il cugino impiccato dal regime e prova un misto di terrore ed eccitazione per il grande attacco dello Stato ebraico alla Repubblica islamica.
Il nuovo reportage di Cecilia Sala è un viaggio che guarda da vicino tre grandi storie intrecciate tra loro: la radicalizzazione di Israele, la distruzione della Palestina e il collasso dell’Asse della resistenza che ha la sua testa a Teheran.
Con uno stile vivido e in presa diretta, Cecilia Sala ci fa attraversare i check-point e i raid, ci fa entrare nelle case delle vittime e dei carnefici, dei leader militari e dei sopravvissuti. Ci svela così lo scontro generazionale che attraversa ciascuno di questi paesi, divenuto una delle linee di faglia più rilevanti – e meno indagate – del nostro presente. Perché mentre i «pacifisti esausti» tra gli anziani israeliani assistono impotenti alla deriva del proprio paese, una generazione di coloni giovanissimi è la più feroce di sempre in Cisgiordania. Mentre in Palestina un padre come Firas crede ancora nella diplomazia e rimpiange i tempi degli accordi di Oslo, il figlio Samih vede nei suoi tre fucili d’assalto l’unica risposta all’occupazione.
E mentre i vertici della Repubblica islamica dell’Iran tentano di nascondere la propria debolezza, le arrabbiate senza velo che sfidano le telecamere per il riconoscimento facciale sono
diventate centinaia di migliaia.
Nel volume I figli dell’odio (Mondadori) Cecilia Sala, giornalista e inviata di guerra, autrice dell’amatissimo podcast Stories, orchestra un coro di voci con maestria, rigore giornalistico e una straordinaria capacità narrativa, firmando un libro essenziale per comprendere i conflitti che definiscono il nostro tempo. Un ritratto complesso, inedito e profondamente umano di un mondo in veloce trasformazione.
giovedì 11 giugno · ore 21,00 pisogne · chiesa santa maria della neve · via pieve
Ci consumiamo in relazioni sbagliate, ci esponiamo al pericolo, ci sentiamo sempre in colpa, ci identifichiamo con l'aggressore. Invochiamo nuovi tiranni. Perché coltiviamo un sabotatore interno?
Vivere senza dolore è impossibile, ma possiamo contenere i danni: imparando a conoscerci. Prima che “farsi male” diventi abitudine o necessità.
Nel volume Farsi male (Einaudi) Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, professore ordinario di Psicologia dinamica, firma un saggio che parla alla parte più oscura dell’uomo contemporaneo.
Succede a tutti di farsi male, ma possiamo imparare a riconoscere le sofferenze che ci colpiscono alle spalle da quelle a cui noi stessi, più o meno consapevolmente, ci consegniamo. Lingiardi delimita un territorio vastissimo e oscuro: percorre la storia dei nostri dolori e traccia un confine tra convivenza e connivenza. Masochista è un aggettivo che turba, ma qui non si parla di fruste e manette: lo sguardo è sulla personalità e sulle relazioni.
Collaboratore di Repubblica, La Stampa, il venerdí di Repubblica, dopo il successo di opere come Diagnosi e destino,
Arcipelago N. Variazioni sul narcisismo, “'ombelico del sogno. Un viaggio onirico
e Corpo, umano, tutte edite da Einaudi, con Farsi male Lingiardi ci accompagna
in stanze interiori, arredate con gli spigoli aguzzi dell’autocritica, le mensole inaccessibili dell’ideale dell’Io,
le casseforti del sabotatore interno,
le lavatrici interminabili del senso
di colpa. Un racconto sulla vita di tutti i giorni, con un finale sul masochismo politico e il dolore del mondo.
Pagine scritte con le parole della psicoanalisi, della poesia, del cinema.
martedì 16 giugno · ore 21,00 paspardo · centro polifunzionale · piazzale padre marcolini
davide s. sapienza
jack london il richiamo della vita
Jack London (1876-1916) è tra gli scrittori
più popolari e tradotti nel mondo.
E forse il suo romanzo più grande
fu quello di una vita intensa,
avventurosa, impegnata.
Inventò la letteratura del Grande Nord
con i capolavori Il richiamo della foresta
e Zanna Bianca, ma andò oltre.
Nel 150° anniversario dalla nascita,
il leggendario autore viene ricordato
dallo scrittore Davide S. Sapienza,
profondo conoscitore e traduttore di London passando da tanti capolavori
(Il lupo di mare, Martin Eden,
Il vagabondo delle stelle, Il popolo degli abissi,
La valle della luna)
e una vita sempre connessa alla sua produzione letteraria sorprendente per varietà, che toccò la letteratura distopica, l’uso della tecnologia come strumento di controllo sociale, la critica politica,
i mari del Sud, il primitivismo, i reportage giornalistici e il sogno del ranch dove l’agricoltura era sostenibile e i lavoratori erano trattati con giustizia.
Sapienza è il traduttore e lo studioso di Jack London coinvolto nel progetto internazionale The Complete Works of Jack London e la sua traduzione di Preparare un fuoco è stata usata da Marco Paolini
per lo spettacolo Ballata di uomini e cani.